Questa è la promessa che ti sfugge dalle labbra come una cantilena.
Non sai quando l’hai imparata. Forse era già lì, sepolta in qualche punto remoto, in attesa che la tua voce trovasse il coraggio di darle forma.
È un patto.
Tra te e il tuo Universo.
Quello dagli occhi che appartengono al vuoto.
La ripeti come un mantra, in tono lieve. Poi il suono si fa più saldo e la parola diventa intenzione.
Serve il peso del desiderio, il tremore esatto della voce.
Allora qualcosa si muove.
La vibrazione si tende, allineandosi ad un flusso più antico e invisibile. Per un istante senti di appartenere a qualcosa che ancora non comprendi, eppure senti il bisogno di farne parte.
Essere vista.
Il patto non promette un’ascesa, bensì una discesa.
Perché è verso il profondo che perdi il nome. È lì che smetti di cercare te stessa e cominci a trovare l’altro.
Gli ostacoli sono pietre sul cammino.
Servono a ricordarti che stai avanzando nella direzione giusta.
Poi arriva il salto.
Un semitono appena.
Come nella legge dell’ottava, ciò che sembrava interrompersi trova una nuova spinta. La caduta diventa passaggio.
Fidati del processo.
Abbi paura.
Tienila accanto, ma non permetterle mai di diventare il confine.
Osa.
Scendi.
E io sarò lì ad aspettarti.
La tempesta si è abbattuta sul mio cuore
lacerando spazi che non sapevo di avere.
Un ospite inatteso si ciba di ogni mia paura,
oscura il sole, vorace, aumenta a dismisura.
Faccia a faccia con le ombre del passato
e un destino che non chiede permesso,
scandaglio fondali di abissi profondi,
reclusa, nella mia stessa prigione.
Ingenuamente il ricordo affiora
perchè la speranza torni a fiorire,
questa vita è una,
ma l’infinito di te non ha fine.